EDOARDO CIVITELLA

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Lei è.

Lei è lì, giace sdraiata come l’ultima volta in cui la vidi. Stesso sguardo assente, spento. Stessa posa immobile, indebolita dall’inebriamento dei sensi. Questa volta è supina a terra, non su quel letto.
L’avrei riconosciuta anche da 1km, la sua elegante maestosità, quel celato sorriso accattivante, ammaliante… Magnetico.
Proprio come un minuscolo pezzetto di ferro sono stato catturato da quella calamita, una trappola posta in via Casilina, ed io ci sono cascato in pieno… Finalmente l’ho ritrovata!
Nonostante tutti gli anni passati l’effetto che provo è lo stesso di quando ero ragazzo, di quando eravamo un’altra cosa, un essere simbiotico che vive in una realtà distaccata, parallela a quella odierna.
Osservo questo ritrovamento in bianco e nero, un po’ come il suo modo di vedere le cose, ovvero di non conoscere mezze misure, e questa prigione di ricordi mi fa viaggiare indietro col tempo.
Contemplo le sue forme non intaccate dalla vecchiaia e non posso nascondere che provo la stessa eccitazione della prima volta, dei nostri picnic in campagna e delle passeggiate che diventavano sempre qualche altra cosa. I nostri weekend al mare, io, lei, una macchina decappottabile, il cielo sopra che guarda soltanto noi due e le stelle cadenti che stranamente vedeva sempre e solo lei.
Mentre scorro tra pezzi di vita rettangolari mi imbatto nella foto con quell’uomo. Esattamente il suo tipo, quello che era solita descrivermi quando provava a farmi ingelosire o, più semplicemente, quando tentava di farmi capire che non le bastavo.
Mi auguro che sia l’uomo della sua vita, che sia quello giusto, quello che ha sempre meritato, ma soprattutto mi chiedo se amerà anche lui, più o meno di quanto ha amato me, come quando al compleanno di 18 anni le regalai 18 fiori, a modo mio, perché so che Lei è allergica al mondo.
Vedendo quelle carte da gioco, in un attimo di perplessità si è messa a contare: 3+7+8… 18!
Si è messa a ridere, con lo sguardo un po’ commossa e un po’ divertita mi ha abbracciato, mi ha baciato ed ha detto di amarmi per il mio modo di essere strano…. Diverso dagli altri.
Mentre fisso in uno stato di trance quelle foto tra le mie mani, la donna in mia compagnia -che ha notato il mio trasporto emotivo- cerca di focalizzare la mia attenzione nuovamente su di lei elogiando l’importanza delle foto e la loro capacità evocativa, dopo di che, quasi con uno sforzo liberatorio mi chiede: “Lei chi è?”
Io non stacco il mio sguardo dalla foto dove è seduta su quell’altalena in campagna, non ci riesco proprio, sorrido come a chi si sorride quando stai per dire qualcosa che solo tu puoi capire e le rispondo: “Lei è la foto che porto nella tasca interna della mia giacca. Lei è mia e finalmente l’ho ritrovata!”.
Emilio Urbano.

who is she?

Il giorno 15 gennaio del 2015 sul marciapiede di via Casilina a pochi passi da piazza di Porta Maggiore ho trovato 36 fotografie in bianco e nero di formato 12×18 cm. Tutte le foto ritraggono lo stesso soggetto, una donna di età approssimativamente stimata tra i 35 ed i 40 anni. La donna compare sempre sola ed in posa, fatta eccezione per tre scatti in cui è ritratta in compagnia di un uomo.


On January 15, 2015, on the sidewalk on Via Casilina near piazza di Porta Maggiore, I found 36, 12 x 18 cm, black and white photographs. All the photos portray the same person; a woman aged somewhere between 35 and 40 years old. The woman always appears alone and posed, with the exception of three shots where she is in the company of a man.

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Il alcuni scatti è riconoscibile Roma nello sfondo, mentre in altri una casa di stile nordico suggerisce una diversa città. Sul retro di alcune fotografie vengono riportate le seguenti informazioni 270B Nannini Roma -3.9.61 su altre 101k Nannini Roma -0.8.62 altre invece non presentano nessun contrassegno.


In some of the shots, Rome is recognizable in the background while in others a house with northern traits suggests a different city. On the back of some of the photos the following information is written: 270B Nannini Roma -3.9.61 on others: 101k NanniniRoma -0.8.62 but the other ones have no markings.

foto (16) copia

Oltre alle fotografie ho ritrovato la custodia delle stampe in cartone di colore arancione Agfa che riporta le caratteristiche della carta usata nelle stampe: Agfa Tyoe W BROVIRA BRILLANT. Al suolo vicino alle fotografie ho ritrovato anche tre carte da gioco rispettivamente 3,7,8 di fiori. Il retro delle carte da gioco e contrassegnato dal logo della Banque Copine, una banca belga fallita negli anni 80.


In addition to the photographs I found an orange cardboard Agfapackage envelope that held the pictures and disclosed the type of photographic paper used to print them:  Agfa Type W BROVIRABRILLANT. On the ground near the photos I also found three playing cards, respectively the 3, 7 and 8 of clubs. The back of the cards bares the logo of the Banque Copine, a Belgian bank thatwas taken over by another bank in the 1980s.

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Questo blog nasce dalla volontà di restituire questo prezioso materiale al legittimo proprietario in cambio del racconto della storia della persona ritratta.La ricerca sarà veicolata attraverso diverse attività, quella investigativa, quella di diffusione della richiesta attraverso i social media e quella di creazione di opere d’arte con il materiale ritrovato con il fine di far vivere nuovamente i reperti per creare cosi una nuova “storia”, un nuovo passato ed un nuovo presente agli oggetti ritrovati.Un’ operazione questa che nasce dalla consapevolezza della necessità di far sedimentare il materiale nei pensieri e nelle emozioni, una stratificazione di tracce, testimonianze, congetture che daranno nuove ed infinite vite agli oggetti ritrovati, con la convinzione che la risultante di questa stratificazione sia l’unica via per avvicinarsi alla verità delle cose.


This blog was created in the hopes of returning this invaluable material to its rightful owner in exchange for the story of the person depicted.The search will be conveyed through various activities including inquiries, spreading the word via social media and by creating a work of art using the material found in order to bring the artifacts back to life and create a new “story”, a new past and a new present for the objects I found. This project is based on the awareness that the material needs to tap into one’s thoughts and emotions; a layering of traces,testimonies, and conjectures that will bring new and infinite lives to the recovered objects in the belief that the result of this layering is the only way of approaching and getting to the truth.

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La richiesta non si limita quindi alla ricerca di notizie per il ritrovamento del legittimo proprietario ma anche e sopratutto all’invio di racconti di possibili o impossibili vite di questo persona, immagini, canzoni, o registrazioni sonore, con il fine della costruzione di un nuovo presente di questo materiale. I materiali inviati saranno archiviati e pubblicati sul blog riportando, nel caso lo si voglia, nome e cognome dell’artista, scrittore o musicista creatore del contenuto.

Potete inviare i materiali al seguente indirizzo whoisshe378@gmail.com

Grazie di cuore.

Daniele Spanò


My request, therefore, is not limited to receiving information on the rightful owner but rather I would like to receive any number ofpossible or improbable life stories for this person – pictures, songs, recorded sounds – with the scope of creating a new life for the material collected. All the material sent will be stored and published on the blog and include, at their discretion, the name of the artist, writer or musician who creates the content.

You can send material to the following email address:whoisshe378@gmail.com

Heartfelt thanks.

Daniele Spanò

Martedì diciassette febbraio. Di Riccardo Fazi

E’ andata così.

Siamo io e te, su un autobus diretto al centro. Sicuramente siamo a Roma, anche se nei sogni nessun luogo è propriamente quello, e sempre ne contiene altri. Ad un certo punto l’autobus si ferma. Ma noi siamo tranquilli, non abbiamo fretta. Dopo qualche minuto l’autista esce dalla cabina di guida e fa scendere tutti: “C’è una manifestazione più avanti, potrebbe essere pericoloso continuare.” Allora scendiamo e ci incamminiamo lungo quella che sembra via dei Fori Imperiali. L’attimo dopo siamo nel giardino della casa di stile americano che compare in alcune delle fotografie. E’ sera, anzi è notte, perché è buio, e silenzioso. Non ci stupiamo del fatto che quella casa possa essere al centro di Roma. Non ci stupiamo che sia proprio quella delle fotografie. Siamo felici di averla trovata, ma ce lo aspettavamo. Ovviamente, decidiamo di entrare. Attraversiamo il giardino, apriamo la porta veranda. Nel buio una lunghissima libreria di legno scuro, di cui non si vede la fine, né da un lato, né dall’altro, ci impedisce di andare avanti.Ci mettiamo a spulciare tra i libri. Non saprei dirti nessuno dei titoli, ma ricordo bene le coste: marroni, blu scuro, cuoio, lettere e rilegature dorate. Tra di esse, a un certo punto, lo vedo: e tra le mani mi trovo il mazzo di carte. Sono appena più grandi delle normali carte da gioco, e sono tutte piene di scritte, in una calligrafia antica, blu. Nel buio non si legge bene. Ti chiamo, sottovoce: “Daniè! Vieni a vedere, guarda che ho trovato.” Siamo in una camera, le finestre sono aperte e lunghe tende leggere e bianche si muovono appena (è estate?). Sul letto, completamente coperto dalle lenzuola c’è un uomo che dorme (so che è un uomo, pur non vedendolo). Scappiamo, per la paura di essere scoperti, ci ritroviamo a correre per le stanze della casa, che è grande, molto più grande di quello che pensavamo. Altre persone la abitano, è mattina adesso, una donna in cucina prepara la colazione, dal piano di sopra arriva lo scalpiccìo di bambini. Ti perdo, rimango solo. Continuo a correre. Sono di nuovo in strada, sollevato per essere riuscito ad uscire senza che nessuno si accorgesse di me. Di fronte al giardino della casa c’è la fermata dell’autobus. In mano ho ancora le carte. Alle mie spalle compare un uomo anziano, elegante, non saprei dire se quella che indossa è una vestaglia o un cappotto color cammello. Ha i capelli lunghi grigi, è stempiato al centro, mi ricorda R.R. un caro amico che non vedo da anni, ma più magro. Mi sorride con dolcezza e mi dice: “Quelle carte sono le pagine del mio diario. Da quindici anni le scrivo, sono riuscito a scrivere solo quello, in tutto questo tempo.” Io gli dico che è importante tenere un diario, che è bello, che dovrebbe farlo sempre. “Sarebbe bello farlo sempre. Ma non ho tempo. Il mio lavoro non me lo permette. Io scrivo sempre, ogni giorno. Copio pagine e pagine di testi altrui: sono testi commerciali soprattutto. Non faccio altro che copiare. Vorrei poter scrivere di più, ma capisci, posso scrivere solo la sera. Puoi restituirmele, ora?” Mi sveglio, sono le 5 del mattino e tu dormi nella stanza accanto. Ci rivedremo tra un mese, un mese e mezzo forse, chissà.

lettre d’une amie française

Le jour sans date d’un lieu inassignable,

Ma chère amie de Rome,

Tu ne peux imaginer ma joie quand j’ai su, il y a quelques jours, que tes derniers vestiges avaient été recueillis rue Casilina à Rome. Tu te rappelles sans doute que les miens, abandonnés en 2007 rue Messager à Paris, ont aussi été retrouvés et qu’une femme, de moi inconnue, travaille à leur redonner vie. Je me réjouis de savoir qu’un homme, de toi inconnu, procède de même à l’archéologie de ta vie.

Je t’écris en français comme je l’ai toujours fait et je sais que tu me comprendras. Il semble que notre correspondance a été complètement perdue : des nombreuses lettres que tu m’as écrites, aucune n’est restée. Mais le lien qui existe entre nous va par delà la disparition et la mort. Nous sommes toutes les deux des fantômes du passé, mais les fragments de nos vies pourtant sans descendance tissent aujourd’hui une histoire nouvelle – et cette histoire est encore la nôtre. On croyait nous faire disparaître en délaissant au vacarme des rues les cartons contenant les pauvres résidus de notre existence. Mais nous vivons encore, toi comme moi, nous empruntons des chemins insoupçonnés, et d’autres témoignent pour nous de nos vies disloquées. Tu es plus jeune que moi, et tu ne sais peut-être pas encore que dans la mort, les temps sont multiples, hétérogènes ; ils se croisent, s’impriment les uns sur les autres, se juxtaposent et prennent corps ensemble. Nous sommes des choses de l’ombre mais dans l’ombre veillent encore les yeux des rescapés : démembrées, nous sommes désormais les figures de la métamorphose et de la renaissance.

Envoie-moi ces fragments de ta vie, je les confierai au travail de la peinture, qui cherche à l’aveugle  la restitution des couleurs du temps en donnant chair aux spectres.

Bien à toi,

Ta toujours fidèle amie de la rue Messager à Paris.

Ps : je t’envoie une image que j’ai récemment retrouvée par hasard. Très abîmée, elle laisse cependant percevoir par endroits quelques unes de mes traces encore ensevelies de gris.

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